Gli animali e il circo

Proprio questi giorni, dopo l´incidente accaduto nell´autostrada A-30 del sud della Spagna -dove un automezzo pesante appartenente al Circo Gottani e carico di elefanti destinati a esibirsi in pubblico come spettacolo circense è uscito di strada ribaltandosi e provocando la morte a uno dei pachiderma e ferite gravi a altri due- vengono alla ribalta le sofferenze e la vita di miseria a cui vengono sottoposti questi imponenti animali.

Gli elefanti sono essere senzienti estremamente sensibili, dotati di una grande intelligenza e bisognosi di grande spazi per poter sviluppare le loro caratteristiche etologiche e le loro tendenze a intrattenere rapporti sociali e familiari.

Quei show a cui bambini e adulti vanno per divertirsi e ammirare le performance di animali, che certamente là non si dovrebbero trovare, nascondono la crudele verità degli allenamenti a cui gli elefanti vengono sottoposti dai suoi custodi. Gli elefanti in libertà sono soliti a percorrere grande distanze, comportamento che, per ragioni ovvie, non sono in grado di attuare nello spiazzo dove si piantano le tende; ma non solo, perché nemmeno è permesso a loro di fare un minimo di esercizio, legati di solito a delle pesanti catene.

Se tutto ciò non bastasse per rendersi conto della colossale ingiustizia  commessa nei loro confronti, ci si deve aggiungere le sevizie che soffrono per adempiere ai comandi nel momento della performance, ed evitare improvvisazioni che potrebbero mettere in pericolo la sicurezza del personale del circo e del proprio pubblico.

I poveri elefanti “imparano” a forza di dolore. Scariche elettriche, frustate e l´uso estremo della forza fisica sono all´ordine del giorno. Particolarmente spregevole è l´uso del attrezzo chiamato “bullhook“. Questo altro non è che un uncino attaccato a un manico più o meno lungo con cui i guardiani arpionano i tessiti morbidi che gli elefanti hanno dentro e anche dietro le orecchie, dentro la bocca e nelle parti più sensibili dei piedi. Così è come si umilia l´elefante e si piega il  suo carattere e così è come gli si ricorda poco prima dello spettacolo -fuori dagli occhi del pubblico- cosa gli aspetta se non obbedisce.

È questo un trattamento che possiamo chiamare “morale”? Sinceramente io -e penso che qualunque altra persona che si possa dire perbene- non lo credo.

 

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